Nero. Tutto appare nero e vuoto, il respiro è sempre più corto e all’improvviso ci si rende conto di essere rinchiusi del labirinto della nostra mente. Disperatamente
si cercano soluzioni razionali. Le troviamo, ma neanche queste sono le chiavi per fuggire da questa prigione. Sfiniti attendiamo, piangiamo, tutto si fa più piccolo e
buio; poi eccola, la luce. Tutto passa.
Questa è la descrizione emotiva di un attacco di panico e l’unica forse che può farci capire quanto sono grandi il disagio e il malessere che vengono vissuti in quel
momento e nel giorno seguente.
Cos’è un attacco di panico.
Gli attacchi di panico si manifestano improvvisamente con una forte paura o ansia, accompagnata da altri sintomi, in assenza di un pericolo reale.
In particolare, il DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th edition https://reader.elsevier.com/reader/sd/pii/S2213007120300617?token=9127786B83C211BB3CC8C0ADB046D421CF8EF7CFDD69A8031F22B889069191DCC8CBC34BA8A8E176AED3C30BBA86D3BA&originRegion=eu-west-1&originCreation=20210920124827 ) definisce questi attacchi come un periodo di ansia densa e disagio accompagnato da un minimo di 4 sintomi su 13. Tra questi troviamo palpitazioni, battito cardiaco accelerato, sudorazione, tremore o brividi, mancanza di respiro o sensazione di soffocamento, dolore o fastidio al petto, nausea, giramenti di testa, stordimento o svenimento, vampate di calore, parestesie, derealizzazione, paura di perdere il controllo o impazzire o di morire. Questi attacchi posso manifestarsi in qualsiasi circostanza e non sia limitano a situazioni specifiche e prevedibili.
Attacchi di panico e pazienti con BPCO.
Questo tipo di disturbo mentale è molto comune tra la popolazione generale, ma è ancora più diffuso nei pazienti con BPCO (Bronco-Pneumopatia Cronica Ostruttiva). Alcuni studi ne stimano una prevalenza di circa il 50%. La BPCO è una malattia polmonare progressiva prevenibile e trattabile, ma caratterizzata da una persistente ostruzione delle vie respiratorie.
Alcuni studi hanno mostrato come un livello elevato di anidride carbonica nel sangue sia in grado di attivare riflessi del tronco cerebrale che inducono il panico, così come le sensazioni soggettive di dispnea. Il peggioramento della BPCO è direttamente proporzionale a una maggiore frequenza di ansia, il che dimostra come quest’ultima ha un impatto negativo sulla salute fisico-mentale del paziente. Questo può portare a un circolo vizioso, poiché l’iperventilazione dovuta al panico può causare l’intrappolamento dei gas nei polmoni, portando all’aumento del livello di CO2 del paziente e scaturendo, così, ulteriori sintomi di panico.
Il caso di Meena.
Nel “Psychological counseling process: application of rational emotive behaviour therapy to treat ‘Panic Attack’ case”, un terapeuta descrive il caso di una paziente che chiamerà Meena. (https://reader.elsevier.com/reader/sd/pii/S1877042810014898?token=94BADE30FE7223D3177C3B52AA76EDE09DEAF0C53527EEDE709807AA5E792B6BFBDDF541EABA37902789D0EC39148795&originRegion=eu-west-1&originCreation=20210920125212)
Meena è una studentessa universitaria malese di 21 anni che, durante il periodo della psicoterapia, svolgeva un tirocinio in un ospedale generale. Il percorso formativo intrapreso dalla ragazza richiedeva di fare presentazioni e dimostrazioni fisiche di fisioterapia in presenza di docenti e studenti. Meena soffriva di attacchi di panico e ogni volta che presentava i suoi lavori di fronte ai professori e ai compagni era ansiosa e spaventata. Pensava di non esserne in grado, di poter fallire. Non credeva in se stessa e questo contribuiva al suo attacco di panico, durante il quale manifestava palpitazioni, battito cardiaco accelerato, sudorazione, tremori, nausea, paura di perdere il controllo, sensazioni di intorpidimento o formicolio e vampate di calore. Tutto questo, però, non accadeva quando svolgeva il suo compito da sola senza essere osservata dagli altri.
Grazie alla terapia intrapresa, Meena ha imparato a gestire gli attacchi di panico. La respirazione l’aiutata a rilassare la mente, diminuendo la sensazione nervosa, le palpitazioni e il tremore delle dita. Questo ha contribuito ad aumentare la sicurezza in se stessa, permettendole di avere una migliore esposizione al pubblico, sentendosi sicura di saper gestire un eventuale episodio di panico.
Il rapporto con se stessi.
Nel paragrafo precedente l’esperienza di Meena mette in risalto come l’attacco di panico sia un episodio che si presenta senza una situazione di vero pericolo reale e come sia importante l’autostima in se stessi. Il rapporto con il nostro corpo e con la nostra mente è fondamentale, affrontare le nostre paure è un dovere. L’unico modo per combattere questo tipo di disturbo mentale è avere piena coscienza di sé, dobbiamo essere in grado di agire contro i meccanismi del nostro subconscio. Dobbiamo fermarci e ascoltarci senza reprimere le sensazioni negative ma dobbiamo affrontarle. Grazie all’aiuto di un terapista o di un terapeuta dobbiamo scavare in noi stessi, affrontare tutti quei punti rimasti in sospeso, dobbiamo farci guidare ed essere pronti a scoprire situazioni di disagio che non sapevamo nemmeno di vivere. È un lavoro che dobbiamo fare con la nostra mente, ci si deve rispettare, perdonare e accettare. Solo in questo modo riusciremo a credere pienamente in noi stessi e ad essere liberi dalle paure.
La Biorisonanza.
La tecnica della Biorisonanza è basata sul meccanismo del bio-feedback. Essa, attraverso segnali elettromagnetici provenienti dal nostro organismo, dà vita a un trattamento frequenziale che mira al ripristino dello stato di equilibrio e benessere dell’individuo. Questo è possibile solamente in presenza di una corretta biocomunicazione, ovvero un giusto flusso di informazioni tra le cellule. Dal momento in cui questacomunicazione risulterà alterata o non appropriata, la biorisonanza interverrà. Le informazioni saranno tradotte a livello cellulare in frequenze che, a loro volta, saranno lette dalla biorisonanza. Questa tecnica è in grado di decifrare ogni segnale emesso dalla persona per poi trasmetterlo all’organismo, monitorandone costantemente la reazione. Il nostro corpo,
grazie a questo approccio, è in grado di ristabilire il corretto trasferimento di informazioni che regolano i processi vitali. È proprio l’organismo, infatti, a scegliere tra i segnali ricevuti quelli da utilizzare e quelli da filtrare.
Oltre al biofeedback di autoregolazione, la biorisonanza contempla anche altre applicazioni come la Stimolazione visiva, il Training cardiaco e la Rilevazione biocampo. La prima permette di sperimentare il proprio stato energetico per mezzo di una speciale cromostimolazione visiva. Il paziente visualizza pattern colorati a partire da luce bianca pulsata, vivendo così un’esperienza estremamente soggettiva e coinvolgente. La stimolazione visiva induce calma e buon umore, rendendo questo trattamento particolarmente utile nelle terapie antidepressive.La seconda applicazione è quella del Training cardiaco, che riproduce gli effetti di un intenso training fisico alternato a riposo, o di un bagno-caldo freddo, utilizzando il proprio segnale elettromagnetico in bio-feedback. Come risultato si ottiene la diminuzione di stress e la stimolazione di corpo e mente.
Infine, la rilevazione biocampo rende il campo elettromagnetico emesso dal nostro corpo misurabile e ripetibile anche a diversi metri di distanza, facendoci vivere un’esperienza che ci aiuta a capire che siamo molto di più di quello che vediamo.
Tutti i pazienti che hanno provato la biorisonanza riconoscono di essere riusciti a sperimentale un profondo stato di ascolto interiore e del proprio corpo, come avviene attraverso la meditazione o altre tecniche. L’uso di questa metodologia si rivela, quindi, un ottimo strumento per aumentare la consapevolezza durante il percorso, che per il paziente si rivela un vero viaggio alla scoperta di se stesso. La biorisonanza comporta un notevole miglioramento di tutte quelle condizioni stress-correlate, come attacchi di ansia e di panico. Essa è un ottimo costruttore di consapevolezza che mette l’individuo in condizione di ascoltare se stesso sotto un punto di vista diverso, quello energetico, aumentando il proprio senso del Sé e predisponendosi alla guarigione.
https://www.biot.it/tecnologie-biomedicali/bbr-biorisonanza-biocampo-biofeedback-informazione-acqua
Essere liberi da ogni catena mentale, avere coscienza di chi siamo, essere in grado di accettare e perdonare i nostri errori sono l’unico modo per vincere sugli attacchi di panico.
“La mente che si apre ad una nuova idea non torna alla dimensione precedente”, Albert Einstein.
Francesca Santoro.
Fonti.
Christopher Oleynick: “Recurrent episodes of hypercapnic respiratory failure triggered by panic attacks in a patient with chronic obstructive pulmonary disease”. https://reader.elsevier.com/reader/sd/pii/S2213007120300617?token=9127786B83C211BB3CC8C0ADB046D421CF8EF7CFDD69A8031F22B889069191DCC8CBC34BA8A8E176AED3C30BBA86D3BA&originRegion=eu-west-1&originCreation=20210920124827 (Contents lists available at ScienceDirect; journal homepage: http://www.elsevier.com/locate/rmcr )
Yasmin Othman Mydin, Fatimah Yusooff “Psychological counseling process: application of rational emotive behaviour therapy to treat ‘Panic Attack’ case”. https://reader.elsevier.com/reader/sd/pii/S1877042810014898?token=94BADE30FE7223D3177C3B52AA76EDE09DEAF0C53527EEDE709807AA5E792B6BFBDDF541EABA37902789D0EC39148795&originRegion=eu-west-1&originCreation=20210920125212 (Available online at http://www.sciencedirect.com)








